88MILA ASSUNZIONI HI-TECH ENTRO IL 2020: LE OPPORTUNITÀ TARGATE HUMANGEST.

Fonte: Il Sole 24 Ore, articolo di Valeria Uva >

 Per i professionisti dell’Information and communication tecnology (Ict), il lavoro non conosce crisi: fino a 88mila posti in più saranno disponibili per questi profili dal 2019 al 2020.
La richiesta di competenze digitali aumenta anche nei servizi, che sono il secondo settore (dopo l’Ict vero e proprio)  a richiedere profili digitali. All'interno di questo variegato mondo psi affacciano ruoli e professioni del tutto nuovi, quali il Cyber security officer, lo specialista dei Big data e il Service development manager.
A fare i conti sulle prospettive di mercato dei profili Ict è l’edizione 2018 dell’Osservatorio delle competenze digitali, condotto in pool da Aica, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia, con il supporto di Cfmt, Confcommercio, Confindustria.
La ricerca - presentata il 3 dicembre scorso a Milano - si basa sull’analisi di oltre 64mila annunci di lavoro per l’Ict pubblicati in rete nel 2017 (+7% rispetto al 2016), di cui sono analizzate, oltre alle aree geografiche di provenienza, i settori di destinazione, le skill richieste e le retribuzioni offerte.
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Con una crescita del 19% sull’anno precedente, sono gli sviluppatori a guidare la classifica dei ruoli più ricercati, seguiti dai consulenti Ict, richiesti in un annuncio su 6.
Per i servizi, invece, il profilo più gettonato è quello di Ict operations manager, che ha il compito di supervisionare attività, persone e risorse complessive per le operazioni Ict: oltre un annuncio su due proviene dal terziario.
A livello territoriale, il maggiore incremento si concentra nel Nord-Ovest (soprattutto in Lombardia) che da solo assorbe quasi la metà (il 48%)  del totale Italia e che cerca soprattutto i nuovi profili del Big data specialist e service development manager.
Secondo le stime dell’Osservatorio, il gap tra domanda e offerta di lavoro è destinato ad aumentare nei prossimi anni, ma non in modo uniforme: a mancare davvero saranno i laureati specializzati. Solo per il 2018, il fabbisogno indicato dalle aziende oscilla tra i 12.800 e i 20.500 tecnici l’anno (a seconda dello scenario, più o meno espansivo) mentre l’Università dovrebbe laurearne poco più di 8.500: di fatto, più di una ricerca su due è destinata a rimanere inevasa.
Opposta la situazione per i diplomati: il fabbisogno previsto è di circa 12.600, con un surplus rispetto alla domanda di circa 3.300 unità. In altre parole. l’università non tiene il passo con le competenze digitali in continua evoluzione.
L’Osservatorio lancia 4 strategie di intervento per colmare il mismatch. Al primo posto - si legge nel dossier - l’aumento dei laureati informatici e Stem «attraverso la fidelizzazione degli studenti Ict e la maggiore attrattività per lauree e diplomi superiori». Inoltre, è necessario rinnovare i percorsi di studio soggetti a «rapida obsolescenza». Serve anche l’aggiornamento permanente per diminuire i disoccupati che qui aumentano dopo i 35 anni. Infine, servono nuovi modelli di interazione tra domanda e offerta di lavoro perché  per attrarre talenti digitali è necessaria una sempre «maggiore cooperazione tra aziende e scuole e università».

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