SPORT E LAVORO, UN BINOMIO VINCENTE

Alessandro Castelli racconta la sua brillante carriera sportiva nell'atletica leggera, seguita da un percorso professionale che oggi lo vede Dirigente Industriale nell'azienda "SolGroup". Nella nostra intervista, ripercorriamo le tappe più significative della sua vita da atleta e da manager.

Ing. Castelli, come e quando si è avvicinato al mondo dell’atletica leggera e perché ha scelto proprio questo sport?
Ho iniziato a praticare l'atletica alle scuole superiori emergendo nei cross e nelle gare su pista studentesche. Con i colori della mia scuola, vinsi i campionati provinciali di corsa campestre e da quel momento l'atletica mi ha sempre accompagnato nel mio percorso di studi che è proseguito in Università, al Politecnico di Milano. Confesso che scelsi di praticare atletica perché mi resi conto che, provando come tutti a giocare a pallone, la mia migliore qualità era "il fiato e la resistenza nella corsa". Da questa constatazione, la scelta di misurarmi con l'atletica e i primi successi furono la molla per continuare a praticarla con continuità per ben 12 anni (1966 - 1978).
Quali sono le difficoltà ha riscontrato, al termine della sua brillante carriera, a reinventarsi nel mondo del lavoro?
Sono stato fortunato. Nel mio percorso di atleta, nel 1970, mi chiesero il tesseramento per la SNIA che oltre ad essere una grande azienda nel settore chimico-tessile, aveva una forte squadra di atletica. Quando nel 1976 mi laureai in Ingegneria, un Dirigente SNIA mi propose immediatamente l'inserimento nel mondo del lavoro. In quel periodo erano numerose le grandi Aziende (SNIA, FIAT, SNAM, ecc…) che in una logica, diremmo oggi, di "responsabilità sociale di impresa", investivano sullo sport e sull'atletica in particolare.
Lo sport trasmette, oggi, valori sani che aiutano a crescere umanamente, in un contesto stimolante e che arricchisce i giovani: quali valori che ha fatto suoi durante gli anni da atleta, l’hanno poi aiutata nella sua professione?
Praticare lo sport, quello agonistico in particolare, ti orienta verso uno stile di vita organizzato e ti stimola ad essere competitivo e, se ben guidato, a rispettare il merito anche degli avversari. Inoltre, ti consente di riconoscere i tuoi limiti.
Tutte queste caratteristiche sono, a mio avviso, assolutamente utili anche nella vita professionale e mi hanno sicuramente aiutato negli ormai oltre 40 anni di lavoro.
Al termine della sua carriera sportiva è rimasto nel mondo dell’atletica, ricoprendo incarichi dirigenziali. Cosa si sente di consigliare ai giovani atleti che si avvicinano a questo sport ma che vogliono anche affermarsi nel mondo del lavoro? È possibile avviare entrambe le "carriere"? Ci sono percorsi dedicati a chi pratica sport ad alto livello e porta avanti gli studi o il proprio lavoro?
Nel mio ruolo di Presidente del Centro Sportivo Universitario di Milano mi capita, di frequente, di incontrare giovani studenti e giovani universitari che sono la testimonianza diretta di poter praticare discipline sportive ad alto livello agonistico e proseguire con profitto il percorso scolastico. Aggiungo che nel mondo delle imprese ci si è sempre di più convinti che il giovane che ha praticato con successo attività sportiva ha delle skills aggiuntive e positive. 
Le stesse nostre Università stanno individuando percorsi premiali per chi abbina con profitto studio a sport. Come "Cus Milano", è da tre anni che abbiamo istituito il premio "Studium&Sport", che consegniamo in occasione dell'evento annuale "Il Volo dei Talenti" insieme al nostro partner PWC.




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