CONDIVISIONE E LAVORO: UNA GUIDA PER CREARE ENGAGEMENT

Fonte: Il Sole 24 Ore - Articolo di Gianni Rusconi

Se la soddisfazione sul posto di lavoro è un elemento critico e decisivo per puntare a massimizzare produttività ed efficienza, da dove occorre partire per creare “engagement” all’interno di un’organizzazione? La ricetta è di Alberto Ribera, Professor of Managing People in Organizations presso la IESE Business School.

«L’azienda deve avere tolleranza per gli errori e per i fallimenti, coltivando una cultura strutturata del feedback attraverso un modello di condivisione. Tempo, attenzione e presenza sono i cardini per creare engagement nel singolo individuo: la fiducia nelle persone è fondamentale, altrimenti l’alternativa è la paura nell’attività di comando. E questo è il difetto forse più grave per un leader».

In altre parole, il management deve avere le idee chiare e la capacità per individuare le qualità migliori di ogni singolo componente dell’organizzazione, dagli addetti più esperti ai millennials appena assunti, per cui i fattori più importanti per sentirsi coinvolti sono (non a caso) la motivazione la chiarezza delle aspettative di carriera.

Le aziende che sanno influenzare positivamente il benessere dei dipendenti, che sanno coinvolgerli sui risultati ottenuti dall’azienda, sono di conseguenza quelle che ottengono maggiori risultati in termini di engagement. Ma “fare engagement” non è un compito banale. Così come non lo è neppure attrarre e trattenere i talenti migliori che, secondo Ribera, rimane una delle «priorità per ogni organizzazione. Nell’era della robotica la componente umana rimane un vantaggio competitivo in termini di empatia, sensibilità, capacità di creare e gestire relazioni, sviluppare un circolo virtuoso di condivisione. Ogni azienda, in tal senso, ha necessariamente bisogno di figure coraggiose che si comportino da leader, per vincere anche lo scetticismo che aleggia sul mercato».