
La libertà è la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla.
Molto spesso ascoltiamo persone che non si sentono libere di mettersi in prima linea per cercare lavoro perché temono che si venga a sapere; oppure, nella maggior parte dei casi, si ha un atteggiamento paranoico, perché il dipendente ha una visione paternalistica, per cui il capo/datore di lavoro è un padre che mantiene la famiglia e non può essere tradito.
Se non ci si sente liberi di rispondere ad un annuncio di lavoro o di inviare una candidatura, bisogna provare a riflettere su questi quattro temi:
? Quanto potere stai dando a qualcun altro e quanta libertà stai togliendo a te stesso?
Concetti come fedeltà, fiducia, rispetto sono alla base della nostra professionalità ma vengono spesso utilizzati strumentalmente per metterci sotto pressione. Si cammina insieme per un tratto di strada, solo fino a quando piace e interessa ad entrambi le parti.
? Siamo tutti sul mercato, ciascuno di noi ha i propri obiettivi e i propri progetti. E se qualcuno in riunione ti provocherà con una battuta “non vorrei che tu ti facessi sedurre dalle sirene della concorrenza”, dovrai semplicemente constatare che l’ipocrisia è una malattia molto diffusa.
? Cercare delle nuove opportunità è una componente fondamentale della propria professionalità. Lo dobbiamo a noi stessi. È un modo per ricevere stimoli positivi, per metterci in discussione, per misurarci con persone e realtà che non conosciamo, per verificare le proprie competenze e, in altre parole, per sentirci vivi.
? Un’azienda sana e illuminata non può che apprezzare il fatto che i propri dipendenti scalpitino. Se fuori dall’orario di lavoro curassimo la nostra “vetrina professionale” e coltivassimo il networking, senza pressioni, ne beneficerebbe anche il nostro lavoro attuale. Saremmo più sereni, più consapevoli, più intraprendenti e più “open minded”.
Nel confronto con le altre realtà potremmo anche scoprire che l’azienda per cui si lavora non è così male, e che il lavoro che svolgiamo ci piace davvero!
Il dipendente, mettendosi sul mercato, infine, senza volerlo aiuta l’azienda perché la costringe ad alzare l’asticella, a costruire un ambiente di lavoro più stimolante e appagante, in modo da trattenere le persone e non lasciarsele scappare.
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