Il sociologo danese Geert Hofstede ha misurato che la distanza gerarchica tra dipendenti e capi delle imprese danesi è minima: 18 punti contro i 40 degli Stati Uniti. Inoltre i sussidi di disoccupazione sono molto generosi quindi anche perdere il lavoro non è un dramma. Ma, quello che conta in particolar modo, è che si dà molto valore alla felicità. “Arbejdsglaede per noi vuol dire che sei contento di andare al lavoro — spiega Irene Nielsen 35 anni, danese che vive in Italia dal 2009 — che non è un peso per te andare in ufficio perché sei felice di farlo, ha senso, ti dà energia, carica positiva. Non vuol dire che hai un lavoro super o fai cose particolarmente speciali ma che quello che fai di soddisfa, che la tua vita d’ufficio e i colleghi che vedi tutti i giorni ti fanno stare bene”. In alcune aziende si è proprio diffusa la figura del Cho (Chief happines officer) che non fa altro che valorizzare l’atmosfera e i sentimenti positivi tra lavoratori. È il caso di Habitissimo, piattaforma spagnola che offre online servizi per liberi professionisti, dove a ricoprire questo ruolo c’è Lidia Nicolau. Cosa fa di speciale? Cose anche fin troppo semplici come organizzare gli anniversari (anche quelli aziendali festeggiati dai dipendenti con caramelle, palloncini e un regalo), festeggiare i compleanni, seguire la crescita professionale dei lavoratori (anche attraverso revisioni e proposte di studio extra lavorative), organizzare giochi per rompere il ghiaccio. Com’è successo nel caso di Denise, un’impiegata italiana di Habitissimo diventata nota in azienda per quello che è ormai conosciuto internamente come il servizio “Retratissimo”. La sua passione per il disegno infatti si è trasformata quasi in un lavoro bis che a fine giornata la porta a realizzare la caricatura dei colleghi su un foglio riciclato con una penna quattro colori. Ogni giorno il Retratissimo viene scelto in base a criteri ispirazionali o attraverso un sorteggio.
“Per anni ho sentito spesso al lavoro frasi e domande — spiega Anna Piacentini, amministratore delegato di People 3.0 — come “I top performer saranno premiati con un bonus straordinario!” “Il tuo premio sarà direttamente legato ai tuoi risultati!”. Poi a un certo punto del mio percorso professionale la domanda che mi sono fatta è stata: che effetto ha su di me questa cultura? Mi spinge a dare il mio meglio? È quello che mi motiva a dare il mio meglio? Bene la mia risposta è sempre stata no”. Nel 2008 Piacentini era responsabile di filiale in una società di consulenza che oltre a un buono stipendio le dava un certo numero di benefit: non era felice. Ha lasciato tutto e si è messa in proprio lavorando sulla consulenza organizzativa sul modello “Happiness at Work”. La felicità, oltre all’amore, può essere una cosa semplice.

